Il presente lavoro s’inserisce in un più ampio progetto di ricerca condotto dalla Sezione di Biologia Ambientale e Conservazione della Natura dell’ENEA in collaborazione con ARPA Valle d’Aosta, riguardante la sperimentazione di metodiche di monitoraggio e applicazione di nuovi indici biologici conformi alla direttiva 2000/60/EC.
L’obiettivo specifico delle ricerca è la valutazione della qualità delle acque nel territorio valdostano, nel corso della stagione estiva, applicando la nuova metodica di campionamento multihabitat proporzionale (Buffagni e Erba, 2007) e l’indice STAR ICMi (Buffagni e Erba, 2007a; Buffagni e Erba, 2008; Belfiore e Buffagni, 2009; Berfiore et al, 2009; Erba et al., 2009 ), secondo quanto previsto dalle procedure in via di definizione per l’implementazione in Italia della direttiva WFD. Tale valutazione è stata effettuata, inoltre, anche mediante il confronto dei valori ottenuti con la nuova metodica, con i risultati dell’applicazione di altri indici macrobentonici di uso comune in Europa: IBE (Ghetti, 1997), IBMWP (Alba-Tercedor et al., 2002), IASPT (Alba-Tercedor et al., 2002), allo scopo di esprimere un giudizio di qualità più preciso.
Lo studio ha preso in considerazione 8 siti di campionamento, potenziali siti di riferimento, appartenenti alle tipologie fluviali presenti sul territorio: 4 appartenenti a corpi idrici di origine da scorrimento superficiale e i restanti 4 di origine glaciale. Si tratta in tutti i casi di aste secondarie affluenti della Dora Baltea. In tali siti sono stati condotti campionamenti con retino immanicato e con rete Surber, nell’estate 2009.
L’analisi degli indici calcolati per entrambe le tipologie fluviali evidenzia come si ottengano risultati non sempre congruenti tra loro.
Gli indici IBE e IBMWP hanno mostrato una concordanza nell’attribuzione della classe di qualità nella maggior parte dei casi, tranne che per alcuni corpi idrici in cui però lo scarto di classe è comunque da considerarsi minimo, essendo al limite della soglia di calcolo del valore stesso. Questa differenza è facilmente spiegabile considerando le modalità di calcolo dell’indice IBE: si considerano di drift le unità sistematiche che non raggiungono una soglia minima di presenze, mentre nell’indice IBMWP vengono considerate tutte le famiglie, senza tener conto dell’abbondanza delle stesse.
L’indice STAR-ICMi differentemente, ha mostrato in generale una attribuzione di classe di qualità inferiore di una unità rispetto agli altri indici utilizzati, dimostrandosi quindi più esigente, in ambito alpino, rispetto agli altri indici macrobentonici.
Sono state riscontrate alcune problematiche relative: alla metodica di campionamento su specifici microhabitat (macrolithal e megalithal), non solo a livello pratico, ma anche a livello di rappresentazione della comunità presente; ai valori di riferimento proposti, confrontati con quelli ottenuti nella realtà dei potenziali siti di riferimento reali.
Da queste ultime considerazioni si potrebbe evidenziare la necessità di una revisione della metodica, in particolare per l’ambiente oggetto di studio (ambiente alpino), che costituisce comunque un ambiente limite, in cui tutti i metodi di bioindicazione si trovano al limite dell’applicabilità e della significatività per la “semplicità” della comunità macrobentonica, sia dal punto di vista dell’abbondanza che della diversità.

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