La presenza di contaminanti di natura biologica nelle acque ha particolare rilevanza per le possibili conseguenze sulla salute dell’uomo e/o degli animali. Organismi capaci di provocare malattie, attraverso il circuito oro-fecale, raggiungono l’ambiente acquatico, che garantisce la loro circolazione e il manifestarsi di patologie in altri soggetti. Nelle acque si ritrovano tuttavia anche quei microrganismi di per sé non patogeni la cui presenza costituisce un indice indiretto e teorico della eventuale contemporanea presenza di patogeni. Essi costituiscono il gruppo dei microrganismi definiti indicatori di contaminazione fecale, la cui ricerca costituisce la parte largamente prevalente dell’esame microbiologico delle acque.

E. coli è ritenuto attualmente tra i più validi indicatori microbiologici di questo tipo e per le sue caratteristiche ecologiche sembra meglio soddisfare i requisiti insiti nella definizione di organismo indicatore per le acque dolci superficiali e per questo viene utilizzato per determinare la qualità delle acque superficiali e di acque reflue che, con il loro apporto inquinante, influenzano e modificano le caratteristiche del corpo idrico recettore (fiume, lago, mare).

Tuttavia, con l’entrata in vigore della Direttiva 2000/60/CE, recepita in Italia con il D. Lgs. 152/2006 e s.m.i., l’indice che valuta la qualità delle acque correnti per quanto riguarda i nutrienti e l’ossigenazione (LIMeco) non prende più in considerazione il parametro microbiologico E. coli, come al contrario accadeva per l’indice LIM, previsto dal D. Lgs 152/1999, abrogato dalla nuova normativa.

Inoltre, tra le acque superficiali, sono presenti quelle definite ad uso ricreazionale, che possono essere una fonte di infezione da parte di diversi microrganismi (patologie gastrointestinali acute, patologie cutanee e patologie respiratorie). Le attività ricreazionali si dividono in base al grado di esposizione all’acqua e alla durata dell’attività ludica; gli sport d’acqua viva, secondo questa classificazione, non vengono associati alla balneazione, che segue una normativa a parte, ma vengono inseriti tra le attività che comportano un contatto limitato con le acque superficiali. In questo caso, non esistono ad oggi limiti di legge a livello comunitario da rispettare. Poiché il contatto con acque ricreazionali non adibite alla balneazione non esonera comunque dall’esposizione a rischi per la salute per la scarsa qualità della risorsa idrica e per il livello di esposizione che può aumentare improvvisamente verso quello che viene definito contatto primario, diversi enti hanno elaborato, a tutela della salute pubblica, delle Linee Guida, che utilizzano come indicatore di qualità proprio E. coli.

Questo lavoro di tesi, svolto presso ARPA VdA, si pone dunque due obiettivi:

  1. la dimostrazione di come E. coli possa essere ancora un parametro utile nella valutazione della qualità dei corpi idrici superficiali, nonostante esso, con l’abrogazione del D. Lgs. 152/1999 e l’entrata in vigore del D. Lgs 152/2006 e s.m.i., non venga più utilizzato (migliore elaborazione dei dati di monitoraggio in termini di valutazione dell’efficacia degli impianti depurativi e loro interazione con le derivazioni idroelettriche e irrigue);
  2. attraverso l’elaborazione dei valori di E. coli e il confronto con i limiti proposti in diverse realtà, porre l’attenzione su un possibile rischio microbiologico sottostimato in quei luoghi della Regione in cui gli sport d’acqua viva si svolgono ormai da più di vent’anni, per in futuro una migliore gestione dei corpi idrici adibiti ad uso ricreazionale.

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