Si tratta di onde elettromagnetiche di energia tale da non provocare la ionizzazione della materia, cioè il distacco di elettroni da atomi o molecole. Nel linguaggio comune le radiazioni non ionizzanti sono chiamate campi elettromagnetici. Si sottolinea la caratteristica della non capacità di provocare ionizzazione per distinguerle dalle radiazioni ionizzanti (particelle α e β, raggi γ ecc) che, al contrario, provocano il distacco di elettronici da atomi e molecole.
L’energia associata alle radiazioni dipende dalla frequenza, cosi come dalla frequenza dipendono anche altre caratteristiche delle onde elettromagnetiche quali la penetrazione nella materia o l’interazione con gli esseri viventi. L’insieme di tutte le frequenze che le onde elettromagnetiche possono assumere è detto spettro elettromagnetico: è interessante rappresentare graficamente tale spettro in modo da associare alle sue porzioni la classificazione delle onde e alcuni esempi di sorgenti; la figura seguente, tratta dal sito dell'ARPA Veneto, è un buon esempio di schematizzazione, in rete se ne trovano molti altri.

spettro

Il motivo per cui le radiazioni non ionizzanti rientrano nell’ambito di attività di un’Agenzia per la protezione dell’ambiente risiede nell’interazione delle onde elettromagnetiche con la materia e con gli esseri viventi in particolare. Le onde elettromagnetiche non sono in generale percettibili con i sensi dell’uomo, se non in due casi: la radiazione infrarossa è percepita come calore dalla cute e la luce visibile è rilevata dalla retina umana. Vi sono, però, altre interazioni accertate che possono anche provocare danni immediati alla salute riconosciuti della comunità scientifica-medica: si tratta degli effetti termici legati, secondo processi diversi per frequenze diverse, all’esposizione a livelli alti di intensità della radiazione. Diverso è il discorso sull’esposizione prolungata a radiazioni non ionizzanti di bassa intensità: sui possibili effetti sanitari non vi è ancora certezza, anche se alcune deboli evidenze sembrano possibili. Si rimanda a questo proposito agli studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Sulla base di questa diversa evidenza degli effetti sanitari, la normativa italiana di protezione della popolazione dall’esposizione ai campi elettromagnetici ha introdotto valori di riferimento diversi: i valori limite di esposizione per proteggere dagli effetti acuti dovuti alle alte intensità e i valori di attenzione per proteggere dagli effetti prolungati di esposizioni ad intensità più deboli.

In termini di protezione, poi, è fondamentale una suddivisione delle radiazioni non ionizzanti in due categorie sulla base di diversi processi di interazione con l’organismo: le NIelettrodottoR a frequenze estremamente basse (ELF) originate principalmente dall’uso della corrente elettrica alternata e quelle a radiofrequenza (RF) associate alle reti di radio telecomunicazione (radiofonia, televisione, telefonia cellulare, …).traliccio Tra le NIR rientra anche, come detto, la luce visibile. In questo ambito la protezione dell’ambiente si esplica in termini di controllo e minimizzazione dell’inquinamento luminoso: esso ha ricadute non tanto sulla salute umana, quanto sugli ecosistemi, sulla perdita di capacità di osservazione del cielo buio. La sensibilità al tema dell’inquinamento luminoso va aumentando in relazione alla necessità di aumentare l’efficienza dei sistemi illuminanti ai fini della riduzione dei consumi elettrici: uno dei primi passi in questa direzione è quello di evitare che la luce prodotta venga dispersa verso il cielo.