Bioindicatori ambientali

Gli organismi che vivono in un determinato ecosistema sono adattati al loro ambiente di vita: quando mutano sensibilmente le condizioni ambientali, anche le comunità viventi si trasformano. I cambiamenti possono portare alla comparsa o alla scomparsa di una data specie oppure alla variazione della densità e della struttura di popolazione, del ciclo e delle funzioni vitali.
In generale, con il termine bioindicatore si intende un “organismo o un sistema biologico usato per valutare una modificazione – generalmente degenerativa – della qualità dell’ambiente, qualunque sia il suo livello di organizzazione e l’uso che se ne fa.
Secondo i casi, il bioindicatore potrà essere una comunità, un gruppo di specie con comportamento analogo (gruppo ecologico), una specie particolarmente sensibile (specie indicatrice), oppure una porzione di organismo, come organi tessuti cellule o anche una soluzione di estratti enzimatici” (Iserentant & De Sloover, 1976).
Se l’indicatore biologico accumula anche la sostanza inquinante in parti vecchie o morte del suo organismo si comporta anche da bioaccumulatore: in questo caso la quantità di inquinante presente all’interno dell’organismo può essere correlata alla concentrazione storica della sostanza in ambiente.

Biomonitoraggio e misure strumentali
Il monitoraggio mediante bioindicatori misura le deviazioni da una situazione ecologica che si ritiene normale o di base, stabilendo i limiti di accettabilità dei risultati. In effetti, i bioindicatori possono mettere in evidenza alterazioni causate da diversi fattori: la risposta di un bioindicatore a una perturbazione deve essere quindi interpretata e valutata in quanto sintetizza l’azione sinergica di tutte le componenti ambientali. Al contrario, uno strumento di misura rileva unicamente le sostanze per le quali è stato appositamente progettato e non è in grado di evidenziare gli effetti combinati di più sostanze sull’ambiente. Tramite il biomonitoraggio è possibile quindi rilevare gli effetti di impatti non evidenti quali la presenza cronica di sostanze inquinanti non individuabili separatamente tramite le analisi strumentali.
Il biomonitoraggio fornisce tuttavia stime indirette che hanno una minore oggettività delle misure strumentali: ad esempio, un bioindicatore può adattarsi all’inquinamento attivando meccanismi di espulsione rapida delle sostanze tossiche, falsando così il risultato dell’analisi. Le attività di monitoraggio devono quindi tener conto dell’eventuale dinamismo interno del bioindicatore, della sua velocità di risposta allo stimolo sotto monitoraggio e delle eventuali fluttuazioni nel tempo del fattore di stress.
 Allo stesso modo un organismo vivente risponde alle azioni di disturbo con reazioni diversificate per la diversa irritabilità biologica non solo dei gruppi sistematici ma anche degli individui: lo stesso esemplare può infatti variare la sua risposta alle azioni di disturbo da periodo a periodo o da un anno all’altro. Al contrario uno strumento di misura, tarato ed efficiente, è coerente nelle misure e attivo praticamente in ogni stagione.
In definitiva, il biomonitoraggio rappresenta una sorta di studio dei sintomi ambientali che permette di indirizzare e guidare l’approfondimento strumentale, permettendo di risparmiare tempo e denaro e consentendo indagini mirate e maggiormente significative.

Le attività di biomonitoraggio hanno un ruolo importante e sempre crescente in ARPA VdA in considerazione della possibilità che offrono di fornire indicazioni di sintesi sugli impatti sui biosistemi, e in considerazione della rilevanza che l'integrità dell'ambiente naturale ha per la Valle d'Aosta.