Monitorare la fusione della neve integrando dati da satellite, misurazioni a terra e modellistica
Comprendere e prevedere le fasi di fusione del manto nevoso è una sfida cruciale per le regioni alpine e per chiunque viva il territorio montano. Su questo si concentra uno studio internazionale, realizzato anche con il contributo di ARPA Valle d'Aosta sui siti di Torgnon e Cime Bianche.
Un nuovo studio scientifico pubblicato sulla rivista Frontiers in Earth Science, condotto da un team di ricerca multidisciplinare, composto da Università di Milano-Bicocca, CNR, Eurac Research, Fondazione CIMA e ARPA Valle d'Aosta, ha analizzato e messo a confronto diverse metodologie di rilevamento della neve integrando dati da satellite, misurazioni a terra e modellistica numerica.
Lo studio "Snow melting phases detection using apparent thermal inertia, radar data and numerical modelling" si è avvalso delle serie temporali di dati (2016–2021) raccolte in due siti di monitoraggio in Valle d'Aosta gestiti ed equipaggiati per la ricerca sulla criosfera e i cambiamenti climatici:
- Torgnon (2.050 m s.l.m.): sito sub-alpino.
- Cime Bianche (3.100 m s.l.m.): sito alpino ad alta quota.
Confrontando l'Inerzia Termica Apparente (misurata tramite sensori ottici e termici a terra), le immagini radar dei satelliti Sentinel-1 e COSMO-SkyMed, e le simulazioni del modello SNOWPACK, i ricercatori hanno dimostrato l'elevata congruenza tra le metodologie nel tracciare le tre fasi chiave della fusione nevosa:
- warming - fase di riscaldamento: la temperatura dell'intero strato nevoso sale gradualmente dai valori sotto zero fino a raggiungere l'isotermia a 0 °C;
- ripening - fase di maturazione: la neve continua ad assorbire calore rimanendo a 0° C, inizia a fondere, ma l'acqua resta ancora trattenuta dalla neve;
- runoff - fase del rilascio idrico: raggiunta la saturazione, il manto nevoso non è più in grado di trattenere ulteriore acqua, che percola liberamente attraverso la neve e fuoriesce alla base del manto nevoso.
Perché questo studio è importante per la comunità e la vita di tutti i giorni?
Riuscire a prevedere con accuratezza quando e quanta acqua rilascerà la neve che fonde ha un impatto diretto sulla vita dei cittadini e sulla sicurezza delle comunità locali:
- Sicurezza del territorio: aiuta gli Enti preposti a monitorare e prevenire con maggiore anticipo i rischi legati alle piene fluviali, ai dissesti idrogeologici e alle valanghe durante la stagione primaverile.
- Tutela delle risorse idriche: fornisce dati essenziali per pianificare la disponibilità dell'acqua potabile, l'irrigazione agricola nei periodi estivi e la produzione di energia idroelettrica pulita.
- Adattamento ai cambiamenti climatici: offre strumenti sempre più precisi per comprendere come il riscaldamento globale stia trasformando le nostre montagne, permettendo di pianificare strategie locali di adattamento a tutela di chi vive e frequenta la montagna.





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