Aumento della radiazione UV: meno nuvole e aria più pulita tra i motivi. Lo studio.
La radiazione ultravioletta (UV) che raggiunge il suolo è aumentata negli ultimi anni in gran parte dell’Europa. Anche la Valle d’Aosta non fa eccezione: tra il 2013 e il 2022, la stazione di Aosta ha registrato un aumento statisticamente significativo della radiazione UV pari a circa lo 0,7% all’anno (o 7% nell’arco del decennio).
È uno dei risultati del recente studio "Recent increases in solar UV radiation across Europe: a 40-locationstudy to identify trend boundaries" pubblicato sulla rivista scientifica Photochemical & Photobiological Sciences di Springer Nature, al quale hanno partecipato oltre 50 ricercatori e ricercatrici europei, tra cui Annachiara Bellini e Henri Diémoz di ARPA Valle d’Aosta.
La ricerca ha analizzato le misure effettuate in 40 stazioni distribuite in Europa, tra le quali quella di Saint-Christophe presso la sede ARPA. In 26 stazioni l’aumento della radiazione UV media annuale è risultato statisticamente significativo; considerando invece i singoli mesi, un aumento significativo è stato rilevato in 38 stazioni.
Il fenomeno non interessa però tutta l’Europa allo stesso modo.
Gli aumenti più marcati si osservano soprattutto nell’Europa centrale, mentre procedendo verso sud il segnale tende ad attenuarsi e, in gran parte della penisola iberica, non emerge un aumento significativo.
Da terra e dallo spazio
Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno messo a confronto due tipi di osservazioni: le misure effettuate direttamente al suolo e quelle ottenute attraverso i satelliti.
Le misure da terra sono quelle più precise per descrivere ciò che accade in un determinato punto. I satelliti, invece, permettono di osservare aree vaste e di ricostruire la distribuzione spaziale dei cambiamenti. I dati satellitari considerati nello studio, pur non potendo sostituire le misure al suolo, mostrano un quadro complessivamente coerente con quello ottenuto dalle stazioni di monitoraggio.

La mappa mostra le stazioni a terra utilizzate nello studio e i relativi trend nella radiazione UV individuati nel periodo 2013-2022 (le barre rosse indicano aumenti significativi su base statistica, le barre grigie indicano tendenze trascurabili). Lo sfondo rappresenta, invece, le tendenze individuate nella radiazione solare da satellite (scala di colore a lato).
Questa combinazione è particolarmente importante in Valle d’Aosta e, più in generale, nelle regioni alpine. La presenza di montagne, versanti con esposizioni diverse e superfici innevate rende infatti più complessa la distribuzione della radiazione UV e può ridurre la precisione delle stime satellitari a scala locale.
Per questo le osservazioni effettuate direttamente al suolo restano indispensabili.
È cambiato il Sole? No, l’atmosfera
Le variazioni dell’attività solare non sono sufficienti a spiegare l’aumento osservato al suolo. La quantità di radiazione emessa dal sole varia naturalmente nel tempo, ma le variazioni attese sono molto più contenute rispetto a quelle osservate nelle misure a terra. Per capire che cosa stia accadendo bisogna quindi guardare a ciò che avviene nell’atmosfera e, in particolare, a quanto della radiazione solare riesce ad attraversarla e raggiungere la superficie terrestre.
Uno dei primi elementi da considerare è l’ozono nell’intera atmosfera, che svolge un ruolo fondamentale nell’assorbimento della radiazione ultravioletta più energetica. I dati analizzati nello studio, tuttavia, non mostrano variazioni significative della quantità totale di ozono sull’Europa nel periodo considerato.
Al contrario, l’analisi indica che l’aumento della radiazione UV è strettamente associato alla diminuzione della copertura nuvolosa.
In altre parole, una parte importante della spiegazione sta nel fatto che negli ultimi anni, in vaste aree europee, ci sono state meno nuvole e quindi più ore di sole. Lo studio rileva infatti una relazione significativa tra l’aumento della radiazione UV e l’aumento della durata del soleggiamento.
C’è poi un secondo fattore: la qualità dell’aria. Il pulviscolo atmosferico (PM) e altri inquinanti presenti nell’aria possono assorbire e diffondere parte della radiazione solare prima che raggiunga il suolo. La loro diminuzione, dovuta al miglioramento della qualità dell’aria in Europa, può quindi contribuire a far arrivare più radiazione alla superficie.
Secondo un’analisi multi-causa richiamata nello studio, le variazioni della copertura nuvolosa spiegano circa l’80% dei cambiamenti della radiazione solare osservati in Europa, mentre il contributo diretto delle polveri è stimato intorno al 20%.
Il paradosso è quindi solo apparente: alcune delle trasformazioni spesso giudicate “positive” degli ultimi decenni – meno inquinamento atmosferico e, in molte aree, più giornate soleggiate – possono avere come effetto collaterale una maggiore quantità di radiazione UV che raggiunge il suolo.
Cosa significa per chi vive e frequenta la Valle d’Aosta?
L’aumento della radiazione UV ambientale non significa automaticamente che sia aumentata nella stessa misura anche l’esposizione delle persone. L’esposizione dipende infatti sia dalla quantità di radiazione presente nell’ambiente sia dal comportamento individuale: quanto tempo si trascorre all’aperto, in quali orari e con quali protezioni.
È però un dato da tenere presente soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, quando i livelli di radiazione UV crescono e le attività all’aperto aumentano. La montagna, in particolare, può comportare un’esposizione importante, anche per effetto dell’altitudine e della riflessione della radiazione da parte della neve.
Lo studio non consente di stabilire direttamente se l’aumento della radiazione UV osservato abbia già prodotto un aumento delle patologie correlate. Gli autori sottolineano infatti che, per molti effetti sulla salute, non sono ancora disponibili relazioni dose-risposta sufficientemente solide. È invece ben documentato nella letteratura scientifica il legame tra esposizione cumulativa alla radiazione UV e tumori della pelle, in particolare quelli non melanocitari.
Per questo la protezione resta importante: evitare un’esposizione eccessiva nelle ore di maggiore intensità, utilizzare abbigliamento adeguato, cappello, occhiali da sole e prodotti solari quando necessario sono comportamenti da mantenere e consolidare.
La radiazione UV, inoltre, non riguarda soltanto la salute umana. Ha un ruolo nei processi che interessano gli ecosistemi, la fotosintesi e la produttività agricola, e la qualità dell’aria (smog fotochimico). Disporre di misure affidabili e di lungo periodo è quindi importante anche per comprendere gli effetti dei cambiamenti della radiazione sull’ambiente.
Più di vent’anni di misure in Valle d’Aosta
Per capire come sta cambiando la radiazione UV non basta effettuare qualche misura occasionale. È necessario disporre di serie di dati lunghe e, soprattutto, mantenere nel tempo un elevato livello di qualità delle osservazioni.
La stazione di Saint-Christophe (570 m slm) fa parte della rete europea considerata nello studio e utilizza un avanzato spettroradiometro per le misure della radiazione UV. Altre due stazioni di misura UV di ARPA sono collocate a quote più alte, a La Thuile (1640 m slm) e a Plateau Rosa (3500 m slm).
Le osservazioni UV condotte da ARPA Valle d’Aosta dal 2004, giudicate tra le più accurate in Europa, costituiscono una serie molto più lunga rispetto al periodo analizzato nel presente studio. Proseguire queste misure e aggiornare in modo continuo l’analisi delle tendenze è fondamentale per distinguere le oscillazioni da un anno all’altro dalle tendenze di lungo periodo e per capire meglio le cause e le conseguenze dei cambiamenti osservati.
Continuare a misurare significa quindi poter seguire nel tempo un fenomeno che riguarda contemporaneamente atmosfera, clima, ambiente e salute, e mettere a disposizione dati utili per la ricerca scientifica e per la prevenzione.


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